Applicabilità del D.lgs. 81/2008 al Telelavoro Domiciliare – (ultima revisione: 11/04/2014)

Testo Unico e Sicurezza nel Telelavoro

Non è assoggettato alle norme sulle tutele presso il posto di lavoro il domicilio del telelavoratore, il quale deve essere comunque adeguatamente informato e formato

Scaltro, a mio avviso, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, il quale, interpellando il Ministero del Lavoro, ha anteposto alla questione fondamentale, ovvero «se l’abitazione del lavoratore sia da considerarsi a tutti gli effetti un luogo di lavoro, così come defini- to dal D.Lgs. n. 81/2008, e debba pertanto essere oggetto di valu- tazione dei rischi..» – tant’è che, fra datori di lavoro e lavoratori, negli ultimi anni i miti e le leggende sono prosperati.. Ovviamente a detrimento delle diffusione del Telelavoro, quello domiciliare almeno.. –, quella, francamente più prosaica, relativa al «se per i lavoratori a domicilio, che risultano dipendenti di un’azienda, ma che hanno come luogo di lavoro la propria abitazione, il datore di la- voro debba fornire a proprie spese tutta l’informazione, la forma- zione e l’addestramento previsto..». Probabilmente agli ingegneri interessava evitare impicci (andare casa per casa) ed assicurarsi attività (di formazione), ma hanno centrato il bersaglio grosso!

Interpello n° 13/2013” del 24 Ottobre 2013

Sintetica quanto (apprezzabilmente) lapidaria la posizione della Commissione per gli Interpelli del Ministero del Lavoro nella risposta all’Interpello n° 13/2013 del 24 Ottobre 2013:

La Commissione ritiene che il datore di lavoro è tenuto a fornire un’adeguata informazione e formazione nel rispetto di quanto previsto dall’accordo Stato-Regioni del 21/12/2011 e non anche quella specifica per il primo soccorso e antincendio.

Ai lavoratori dipendenti in homeshoring, pertanto – ancorché aggiungerei: soprattutto a loro.. –, va garantita l’in-/formazione prevista dalla legge in termini di salute e sicurezza sul posto di lavoro, come ai colleghi colocalizzati. Un’occasione in più per giustificare i rientri periodici, sulla cui strategica opportunità non smetterò mai di battere..

Diverso è il discorso riguardo alla formazione «..specifica per il primo soccorso e antincendio», che non sembrerebbe richiesta, verosimilmente in base all’ultima, capitale, statuizione – salvo diversa interpretazione in sede giuridica (anche cassazionistica):

Inoltre il domicilio non è considerato luogo di lavoro, ai sensi dell’art. 62 del D. Lgs. n. 81/2008.

Ecco risolta, con una manciata di parole, l’annosa questione in base alla quale, per molto tempo, s’è giustificata la scarsa propensione ad accordare ai lavoratori una soluzione telelavorativa, formale o informale (persino!), adducendo quale ostacolo fantomatiche difficoltà nella gestione degli aspetti antinfortunistici, arrivando a paventare l’ispezionabilità del domicilio – ho sentito pure questa! – da parte degli organi competenti (Direzione Territoriale del Lavoro ed ASL).

Niente di tutto ciò da ora in poi potrà essere accampato: non essendo la casa assimilabile ad uno qualsiasi dei luoghi di lavoro per i quali si applica la normativa vigente nulla osta, neppure i (legittimi, sacrosanti!) adempimenti previsti dalla stessa, alla remotizzazione domestica dei lavoratori, si tratti di una condizione prevalente (Telelavoro Formale) oppure sporadica/casuale (Telelavoro Informale).

Una nota in merito al Telelavoro Autonomo

Il CNI, nell’interpello, affronta esplicitamente la questione del lavoro non subordinato: «Il lavoro a domicilio può essere reso sia in forma subordinata sia in forma autonoma. È da ritenersi subordinata nei casi in cui il lavoratore è tenuto ad osservare le direttive dell’imprenditore circa le modalità di esecuzione, le caratteristiche ed i requisiti del lavoro da svolgere. Il vincolo di subordinazione non sussiste qualora il la- voratore a domicilio organizzi e conduca il lavoro in maniera autonoma».

Nonostante quest’esplicito riferimento il Ministero, evidentemente, non sembrerebbe ritenere opportuno diversificare, per il lavoro domiciliare autonomo, la propria chiusaInoltre il domicilio non è considerato luogo di lavoro, ai sensi dell’art. 62 del D.Lgs. n. 81/2008»). A sua volta il citato Art. 62 del D. Lgs. n. 81/2008 precisa che «Ferme restando le disposizioni di cui al titolo I, si intendono per luoghi di lavoro, unicamente ai fini della applicazione del presente titolo, i luoghi destinati a ospitare posti di lavoro, ubicati all’interno dell’azienda o dell’unità produttiva, nonché ogni altro luogo di pertinenza dell’azienda o dell’unità produttiva accessibile al lavoratore nell’ambito del proprio lavoro», ad ogni modo trascurando i domicilii, verosimilmente perché luoghi non coerenti con il concetto del c.d. “lavoro organizzato“, sul quale evidentemente pende, oltre ad una diversa percezione fiscale, anche un atteggiamento giuridico radicalmente differente.