Telelavoro in Pratica – (ultima revisione: 14/03/2014)

Imbastire una Workstation Domestica

Alcuni semplici suggerimenti per costruire in casa una postazione di lavoro informatica funzionale all’attività telelavorativa, impiegatizia e/o specialistica

Una premessa: questa non vuole essere una guida buonista – fra le tante..! – in cui si spiega come ricavare in un’abitazione, sia essa un appartamento od una villa, uno spazio dove potere lavorare coniugando obblighi personali e professionali. Questa vuole essere una guida cattiva, prevalentemente tecnica, dalla quale trarre spunti per realizzare, ma senza svenarsi, una vera e propria Stazione di lavoro, affidabile e soprattutto versatile.

Si tratta della summa di quanto io stesso, spesso con iniziali sbagli e successivi aggiustamenti, ho perfezionato sulla mia workstation negli ultimi dieci anni, condito con esperienze carpite da altri in altre situazioni..

La visione d’insieme

Una delle lezioni che ho imparato a mie spese è che per lavorare è meglio affidarsi a più di un computer, specie se si è da soli (come quasi sempre capita in un ufficio domestico). Ecco perché:

  • Avendo un solo computer in caso di suo guasto l’operatività è compromessa;
  • Avendo i dati archiviati su un solo computer, la stessa evenienza potrebbe risultare ancor più deleteria se il guasto/malfunzionamento riguarda le memorie (Hard Disk innanzitutto);
  • Qualsiasi intervento manutentivo, anche soltanto per installare o configurare qualcosa, può impegnare il computer tanto da compromettere (ancora) l’operatività per il tempo richiesto;
  • L’intervento potrebbe richiedere ricambi e/o, peggio, di rivolgersi a tecnici specializzati, non disponibili se non all’esterno dell’home office e con imprevedibile tempistica di risoluzione.

Ragione per cui il consiglio più spassionato che mi sento di dare è quello non solo di dotarsi di altri computer ma anche di utilizzarli contemporaneamente, specializzandone l’impiego.

Moderna postazione di lavoro domestica multi-monitor
Moderna postazione di lavoro domestica multi-monitor

Safety First

Il primo criterio di specializzazione – ed il primo computer, o device alternativo (e.g. un NAS), che andrebbe acquistato – riguarda l’archiviazione dati: è, infatti, preferibile tenere sempre separati i file/documenti dalle applicazioni, così da avere almeno a disposizione i primi se il/i computer su cui girano le seconde dovesse/ro incappare in malfunzionamenti. In tal senso è perentorio optare per un sistema d’archiviazione almeno a doppio disco (RAID) in modalità mirroring: il secondo disco ospita una copia costantemente sincronizzata dei dati del primo cosicché, se quest’ultimo si guastasse, si verrebbe in automatico agganciati a quell’altro (avendo tempo per la sostituzione ed il ripristino del rispecchiamento).

Il dispositivo così costituito – basterebbe quel vecchio PC che si voleva prepensionare e sul quale una delle tante distro gratuite di Linux può ancora fare una bella figura.. – dovrebbe fungere da File Server di condivisione all’interno della propria Rete Locale. Una volta opportunamente configurato, iniziando con un firewall software, esso dovrebbe essere il primo Host collegato al proprio Gateway per l’accesso ad Internet, sia quest’ultimo un Modem/Router o soltanto un Modem – in quest’ultimo caso il dispositivo potrebbe fungere anche da testa della propria LAN alla quale collegare, attraverso Hub/Switch od Access Point, gli altri computer con cui si volesse andare on-line e pertanto dovrebbe essere sufficientemente dotato da poter supportare tale scopo..

Salvo controindicazioni per tale dispositivo andrebbe preferito un collegamento cablato (ETH), cioè non wireless (Wi-Fi), in quanto quest’ultimo non garantisce gli stessi livelli di qualità e velocità di trasmissione, specie con i file di grandi dimensioni. Possibilmente esso dovrebbe essere collegato anche ad un’unità UPS (gruppo di continuità) – i prezzi per quelli domestici, da uno o due dispositivi alimentati, sono in costate discesa.. –, così da ridurre il rischio di trauma di tipo elettrico ai dischi di memoria.

Complementare ed assolutamente non alternativa alla suesposta soluzione di archiviazione “sicura” è l’opportunità di appoggiarsi pure ad un servizio di Remote/Cloud Storaging – ce ne sono tanti sulla piazza, da quelli che partono dalle pezzature gratuite (iCloud) per arrivare a quelle premium fino a quelli che sono predefinitamente a pagamento, magari legati al proprio operatore di connettività (fissa o mobile) –, grazie al quale non solo è possibile avere un costante Back-Up Remoto (almeno) dei file più importanti – sempre accessibili online..! – ma è pure possibile renderlo distribuito su tutti i vari dispositivi, ancorché lontani fra loro (e.g. perché in luoghi diversi), configurati per accedere al servizio.

Soddisfatto tale primo requisito il resto diventa una questione di fondi – non necessariamente tanti! –, connessa soprattutto con il/i tipo/i di attività che s’intende stabilire nell’home office.

Lavorare Multitasking

Non è necessario essere un “informatico” né per possedere più computer né per desiderarne le comodità. Sin dal puro e semplice ambito impiegatizio, infatti, è possibile discriminare (almeno) fra..

  • Attività strettamente legate al compito che si deve svolgere;
  • Attività di comunicazione (con i colleghi, con i superiori, con terzi, etc.).

Chiunque abbia mai lavorato sa che queste due (classi di) attività vanno, entro limiti (ed i rischi!) del Sovraccarico Cognitivo e delle odiose interruzioni, svolte contemporaneamente (multitasking): la lettura dell’e-mail (comunicazione) assieme alla stesura di un documento (compito), l’aggiornamento della schedulazione dei prossimi appuntamenti (compito) assieme alla partecipazione attiva ad una chat (comunicazione), eccetera..

La tradizionale postazione di lavoro, composta da un solo elaboratore non è, evidentemente, in grado di supportare appieno questa esigenza, giacché l’interfaccia grafica a finestre, che dovrebbe servire proprio a questo scopo, continua ad essere gravata da una fondamentale carenza: le scarse dimensioni del monitor, che fanno di quest’ultimo l’unica sorgente visiva ↠ informativa nel proprio campo attentivo.

Screenshot di Mac OSX 10.3 Panther con più finestre aperte
Screenshot di Mac OSX 10.3 Panther con più finestre aperte

La soluzione più ovvia a questa carenza, posto che l’apertura di un numero maggiore di finestre su un monitor molto più grande potrebbe risultare solo più confusionaria, sembra essere aumentare il numero di sorgenti visive contemporaneamente disponibili: una per ciascuna classe – e, a piacere (..), sotto-classe – di attività..

Due monitor (con Desktop esteso), una tastiera ed un mouse collegati al medesimo laptop
Due monitor (con Desktop esteso), una tastiera ed un mouse collegati al medesimo laptop

Disponendo, ad esempio, di un laptop è possibile sfruttarne l’uscita video secondaria, in genere prevista per l’impiego con videoproiettore, per collegare un secondo monitor: la scheda grafica è predisposta (anche) per estendere su due monitor il Desktop del sistema operativo utilizzato, così da potervi aprire differenti finestre da poter controllare contemporaneamente.

Anche molti computer da tavolo sono equipaggiati da una scheda grafica a doppia uscita e quindi predisposti all’estensione del Desktop su un secondo monitor. Se così non fosse potrebbe essere più che sufficiente sostituire, a costi davvero contenuti, la scheda grafica preinstallata con una nuova o semplicemente aggiungere una card grafica per supportare il secondo, il terzo o l’ennesimo monitor.

Due computer, due monitor ed uno switch KVM (keyboard, video & mouse)
Due computer, due monitor ed uno switch KVM (keyboard, video & mouse)

La seconda soluzione consiste nel disporre di più computer, da gestire con una sola accoppiata tastiera+mouse impiegando uno Switch KVM. Tale dispositivo, infatti, alla pressione di un pulsante, ad una combinazione di tasti od ancora via software, consente di deviare gli input di tastiera e mouse sulle prese (PS/2, USB) di due o più computer (e gli output video di questi ultimi persino su un unico monitor).

Switch KVM con supporto di rete.
Switch KVM con supporto di rete.

Lavorare con una sola tastiera e mouse ma passando da un computer all’altro – mentre si opera su uno gli altri restano delle mere sorgenti visive.. – significa davvero specializzare ciascuno di essi su una data classe di attività e, con alcuni piccoli accorgimenti, riduce al minimo l’eventualità di blocco dell’operatività. Il primo di tali accorgimenti è semplicissimo: tutti i computer devono assomigliarsi – anche se hanno sistemi operativi differenti ed età diverse! –, innanzitutto con una simile dotazione software ed una precisa configurazione di quest’ultima, cosicché ciascuno possa al caso subentrare a qualsiasi altro.

I benefici di questa specializzazione fra vari computer sono tanto ovvi quanto plurimi:

  • Il costo complessivo, anche in una prospettiva di obsolescenza del parco macchine, si riduce, in quanto non sarà mai necessario rincorrere l’ultima tecnologia – di norma assai più costosa già di quella anche di solo un anno fa.. – per mantenere soddisfacente la performance;
  • Alcune operazioni (aggiornamenti ed installazioni software, scansioni antivirali, trasferimenti file, rendering A/V, debugging, etc..) che, di fatto, bloccano – o quantomeno rallentano – un computer possono essere dribblate semplicemente switchando su un altro;
  • In caso di guasto di un computer è (più che) sufficiente ridistribuire le classi di attività su quello/i rimasto/i per il tempo necessario all’intervento tecnico;
  • Se il computer non compromesso ha alimentazione propria (i.e. la batteria del laptop), neppure un black out temporaneo può intaccare l’operatività.

Ovviamente le 2 soluzioni (multi-monitor su singolo computer e multi-monitor su multi-computer) possono essere combinate in vario modo al fine di ottenere il setting migliore rispetto alle proprie necessità. Va, oltretutto, considerato che trasversalmente a tali soluzioni c’è anche l’opportunità di accedere ad ulteriori computer – in primis quello deputato esclusivamente alla conservazione dei dati, che non richiede controllo diretto – attraverso un’applicazione per il Desktop Remoto (RealVNC, TeamViewer, etc.) od analoghi, anche Skype..

La LAN e la WAN

Le periferiche di computer ormai comuni in qualsiasi ufficio (stampante, scanner, etc.) e che si è abituati a vedere collegate via USB – e pertanto ad un solo computer alla volta – nel tempo si sono evolute acquisendo la dicitura “di rete“, ossia possono essere condivise fra tutti gli host di una LAN domestica (anche Wireless). L’installazione di quest’ultimo tipo di periferiche non è proprio “(Insert CD, ..) Plug & Play” ma il controllo e l’accessibilità che garantiscono ripaga dei pochi minuti in più richiesti per la configurazione, anche e soprattutto perché una volta compiuta questa il dispositivo sarà emancipato: non sarà dipendente da uno specifico computer – neppure per l’alimentazione – e sarà disponibile per tutti i computer che ne avranno bisogno.

Per questo motivo, iniziando con il dispositivo per la connessione ad Internet – che molti I.S.P. (i.e. Telecom) spacciano ai propri clienti sotto forma di Modem (USB) –, laddove vi sia un’alternativadi rete – nel caso specifico un Modem/Router.. – è meglio preferire quest’ultima, anche perché il trend delle periferiche di rete – non soltanto professionali ma anche (e soprattutto) ludiche.. – è in costante crescita e rappresenterà sempre più lo standard.

La Rete Locale

Un qualsiasi dispositivo di rete, scartato dalla sua confezione, ha una propria configurazione di default, che oserei definire generica: da un lato il Router è impostato per gestire l’identificazione dei dispositivi ad esso collegati (DHCP enabled), ivi compresi i computer, all’interno della rete; dall’altro questi ultimi sono impostati per demandare la propria identificazione al primo.

Questo approccio automatico, ancorché molto comodo, è più che condivisibile se l’intenzione è quella di offrire un generico accesso ad Internet a qualsiasi dispositivo connesso (e.g. Internet Café); meno se la rete è totalmente privata – e la si vuole mantenere tale..! – e soprattutto se il numero di dispositivi connettibili è prevedibile a priori. In tal caso persino il SysAdmin meno esperto opterebbe per disabilitare il DHCP (sul router) e procedere alla configurazione manuale di ciascun dispositivo, impostandovi l’unico Indirizzo IP (privato) che esso avrà entro la rete, definendo una – o più, in caso di uso promiscuo (professionale e ludico-domestico) della rete – sottoreti e specificando uno – o più, in caso si disponga di una linea di back-upgateway (di norma il router), oltre alla lista dei server DNS necessari alla risoluzione dei dominii (WWW e Posta Elettronica) – Google ha messo a disposizione da tempo dei DNS pubblici, 8.8.8.8 e 8.8.4.4, che possono essere facilmente ricordati.

Esempio di LAN domestica con DHCP disabilitato
Esempio di LAN domestica con DHCP disabilitato

Potrebbe essere consigliabile annotarsi l’indirizzo IP di ciascun dispositivo così configurato ma è indubbio che una rete domestica così impostata offra svariati vantaggi:

  • Qualunque ulteriore dispositivo, anche incidentalmente (..) tentante un collegamento, senza essere configurato semplicemente fallirà: non potrà connettersi né ad Internet né condividere risorse con gli altri dispositivi; sarà, di fatto, cieco;
  • Conoscendone il preciso Indirizzo IP – e non solo l’eventuale hostname! – è possibile procedere ad un puntuale settaggio dei privilegi e/o delle protezioni (i.e. l’apertura e chiusura delle porte sui firewall) di ogni dispositivo all’interno della rete, nonché l’eventuale permeabilità con l’esterno (Natting, Port Forwarding, Tunneling VPN, etc.), fondamentale in qualsiasi contesto di telelavoro;
  • Già la banale consapevolezza dell’esistenza di questo livello di configurabilità del sistema, affatto ostico ma comunque inviso a chi si proclama “non tecnico“, apre ad una serie di opportunità – si pensi alla possibilità di immaginare diverse sottoreti domestiche indipendenti: una per il lavoro, una per i genitori ed un’altra per i bambini.. – delle quali altrimenti si sarebbe all’oscuro.

Cablata, Wireless o PowerLine?

Fintantoché la rete domestica ha come uso primario quello professionale, relegato a uno spazio limitato nella casa, l’impiego di cavi (Ethernet) è comunque consigliabile: essi garantiscono velocità di trasmissione, assenza di disturbi – non rari, invece, nelle reti wireless – ed effettivo isolamento (solo i dispositivi materialmente collegati alla rete possono accedervi).

Vari, tuttavia, sono i motivi per cui quantomeno affiancare alla trasmissione cablata quella senza fili, nella stessa rete:

  • Nel caso si voglia connettere vari dispositivi portatili la cui portabilità possa essere sfruttata anche entro casa (e.g. il laptop o lo smartphone) e non soltanto per lavorare (e.g. la console, l’IPTV o quant’altro..);
  • Nel caso non tutte le periferiche, prima fra tutte la (sovente voluminosa) stampante, possano essere collocate comodamente a tiro del cavo di rete e non si possa/voglia provvedere con una (costosa) cablatura generale dell’abitazione;
  • Nel (fortunato!) caso si disponga di un giardino nel quale si voglia avere l’opzione di lavorare;
  • Nel caso uno o più dispositivi che si voglia usare non siano provvisti da altra connessione se non quella wireless (e.g. lo smartphone).

In tali casi è opportuno considerare alcuni aspetti salienti del Wi-Fi:

  • Trattandosi di una trasmissione radio questa ha una certa copertura: 20-30 m dall’antenna, si tratti di quella di un Access Point (standalone) o di quella di un Modem/Router Wi-Fi; è possibile ampliare questo raggio potenziando l’emissione dell’antenna (booster) o, meglio, creando dei ponti radio (extender);
  • La copertura rende la rete wireless virtualmente accessibile da chiunque vi si trovi nei paraggi (e.g. domicilii attigui), ragion per cui è perentoria l’applicazione delle protezioni del caso, che funzionano attraverso la crittografazione delle trasmissioni (WEP, WPA) e richiedono di fornire una password od una passphrase per consentire l’accesso alla rete di un dispositivo;
  • Lo spessore dei muri, così come la prossimità di sorgenti elettro-magnetiche (i.e. il forno a microonde) o di metalli nella costruzione può costituire un disturbo per la trasmissione wireless.
Commutazione Powerline
Funzionamento della PowerLine

Un’ulteriore soluzione è rappresentata dalle c.d. “onde convogliate“, che permettono di utilizzare la propria rete elettrica per farvi passare la trasmissione di quella dati; in base allo stesso principio l’ENEL sta testando da tempo, in varie città, l’opportunità di offrire accesso ad Internet alla propria utenza tramite il contatore elettronico – che di per sé, in quanto letto da remoto dal gestore, è già su Powerline per tutti.

Adattatori PowerLine per Ethernet e Wi-Fi
Adattatori PowerLine per Ethernet e Wi-Fi

Col tempo gli adattatori (da presa a muro) hanno abbassato il loro prezzo e si sono evoluti, tant’è che dal solo supporto Ethernet si è passati anche a quello Wireless, espandendo notevolmente la flessibilità di questo approccio, già certamente invitante per tutti coloro che non possano o non vogliano sconvolgere la propria casa pur di essere in grado di lavorarci.

La WAN

Tralasciando il fatto che “collegarsi ad Internet” andrebbe sostituito con il più corretto “collegarsi alla WAN” la questione è farlo nel miglior modo possibile, iniziando con un Modem/Router che non si limiti solo a quello:

  • La maggior parte dei modem/router monta un firewall che può – e deve..! – essere configurato puntualmente per isolare, da un lato, la rete locale dall’esterno e per consentire, dall’altro, certe connessioni dall’esterno verso l’interno – magari su specifici dispositivi;
  • È preferibile dotarsi di un modem/router che supporti le Virtual Private Network sia in modalità passthrough – per poter oltrepassare liberamente il router e connettersi ad una VPN esterna (i.e. aziendale) – che in modalità server, così da poter realizzare una VPN interna (domestica) a cui potersi connettere da fuori casa;
  • È consigliabile optare per un modem/router che supporti anche connessioni Voice Over IP e magari sia già provvisto di porta di commutazione per telefoni tradizionali (RJ11), così da poter continuare ad utilizzare questi ultimi anche con un contratto VoIP (sempre più diffusi).

Riguardo al contratto per la linea dati (l’accesso alla WAN), infine, c’è ben poco da dire:

  • Il primo criterio da seguire è quello di non essere come quegli “utonti” che si fanno abbindolare dalle sirene dell’offerta con la maggior quantità di Mbit/s: il servizio dovrebbe essere flat (no a consumo..) – in modo da poter essere always on – ed il parametro da tenere in considerazione la Minimum Cell Rate, ossia la Banda Minima Garantita: quella massima, sbandierata dai provider, è infatti da considerarsi utopica;
  • Potendo vale la pena pagare quei pochi euro mensili in più per assicurarsi un indirizzo IP statico e pubblico: anche senza associarci un dominio (e.g. casadipaolorossi.it) renderà sempre più facile accedere dall’esterno alla propria rete domestica rispetto all’impiego di uno dei tanti servizi di DNS Dinamico – su quali ripiegare se l’indirizzo IP è dinamico (cambia a ogni connessione), come nella maggior parte dei contratti Broadband;
  • È preferibile optare per un contratto di sola linea dati (detta “Naked“), a costo di farsi tirare un nuovo cavo dedicato in casa oltre a quello telefonico preesistente: aldilà delle eventuali questioni fiscali (c.d. “uso promiscuo“) perdere tempo con l’applicazione ragionata dei filtri ADSL, specie se in casa vi sono più derivazioni telefoniche, riesce ad essere frustrante (talvolta)..

Dotazione dell’Ufficio

L’ultimo capitolo di questa mini guida è forse anche il più leggero, in apparenza.. Volutamente sarà omesso qualsiasi riferimento al/ai computer da utilizzare, posto che tale scelta è influenzata spesso da proprie abitudini – e “partigianerie“..! –, oltreché da esigenze specifiche, derivanti anche da scelte aziendali, che ognuno dovrebbe conoscere e mettere in pratica. Mi limiterò a ribadire quanto suggerito in precedenza: due o tre computer “vecchi” fanno comunque di più dell’ultimo modello fresco di negozio..

Paperless Office: a casa come in ufficio, da soli come in gruppo..
Paperless Office: a casa come in ufficio, da soli come in gruppo..

Periferiche (Hardware)

Alla prima o seconda lezione in un corso di informatica si spiega che un computer ha periferiche di input e di output – taluni docenti si ricordano anche di menzionare il piccolo fatto che tale vecchia distinzione sta andando da tempo assottigliandosi (monitor touchscreen, stampanti multifunzione, mouse e tastiere responsivi, etc.). Nel caso di un ufficio domestico la questione input/output assume, però, un senso ad un livello un po’ diverso: da un lato la frequente – e comprensibile – impossibilità materiale di ricavare e mantenere un archivio (fisico), infatti, e dall’altro la necessità di un costante scambio con l’esterno fa propendere acciocché tutto il possibile venga dematerializzato. Le periferiche, e ovviamente soprattutto quelle di input, devono essere pensate per accompagnare quest’opportunità..

Scanner

Se nel segmento consumer da anni la fanno da padrone gli scanner fotografici – magari pure con adattatore per diapositive.. – in quello prosumer si stanno diffondendo gli scanner documentali, che si differenziano dai primi sia per l’alimentatore, capace di accogliere ben più di un singolo foglio alla volta, che per essere spesso capaci di fare automaticamente la scansione fronte/retro di ogni foglio. Rispetto a qualche anno fa, quando il supporto di rete – magari persino Wi-Fi – era appannaggio solo delle stampanti, oggigiorno molti scanner sono in grado di funzionare pure standalone nella rete domestica e di salvare le scansioni su una memoria interna, di inviarle ad un computer selezionato od infine di allegarle ad un messaggio e-mail, spedito autonomamente dallo stesso scanner.

Esempio di scanner documentale (in realtà stampante multifunzione) con il tipico alimentatore per fogli multipli
Esempio di scanner documentale (in realtà stampante multifunzione) con il tipico alimentatore per fogli multipli

Venduti sempre più spesso provvisti di applicazioni OCR e persino di stampante virtuale (per vari formati, PDF incluso..), la sinergia di queste caratteristiche fa di tali scanner il primo strumento per digitalizzare qualsiasi documento in entrata – anche quelli composti da molte pagine, il più noto deterrente (tecnico) all’adesione alla dematerializzazione come “filosofia di lavoro“..

Fax

Così come non ha senso dotarsi di un Fax Server per ricevere gli anacronistici messaggi via Fax per un solo utente non ha neppure scopo procurarsi – per successivamente manutenere.! – una di quelle anacronistiche macchine Fax, specie oggi, con la diffusione delle stampanti multifunzione, che spesso includono anche questa funzionalità e vi associano utilissimi strumenti come i suddetti OCR e stampante virtuale.

In passato sono stato amante di soluzioni software come WinFax e della specifica virtual printer di cui sono state e sono tuttora equipaggiate varie distribuzioni di Windows. Oggi, con un maggior orientamento verso la mobilità e la nomadicità, preferisco di gran lunga soluzioni come il Fax Virtuale, che permette di inviare e ricevere fax presso una casella remota (leggasi “Il Fax Virtuale a norma di legge“) associata ad un tradizionale numero telefonico.

Mouse & Tastiera

Nella confezione di un qualunque computer da tavolo ancora oggi è possibile trovare tastiera e mouse provvisti di cavo e presa PS/2 od USB, che andrebbero assolutamente conservati per il più che immancabile momento in cui le batterie dei loro eventuali sostituti wireless, assai più comodi, si scaricheranno e non si avrà alcun loro rimpiazzo. Detto questo la scelta su entrambi deve essere compiuta con giudizio perché, salvo casi particolari, saranno gli oggetti più frequentemente toccati – e manipolati, ragion per cui gli aspetti ergonomici dovrebbero essere i primi considerati (e testati) in base alle proprie caratteristiche individuali – durante le sessioni di lavoro.

Tastiera con tasti illuminati (per le sessioni di lavoro notturne)
Tastiera con tasti illuminati (per le sessioni di lavoro notturne)

La tastiera del laptop, anche qualora fosse completa (con tastierino numerico), a causa della sua compattezza – che potrebbe costringere a tenere le mani troppo vicine, magari con i gomiti troppo sollevati –, dell’eccessivo dislivello rispetto al piano di lavoro – che potrebbe influire sulla possibilità di tener posati i polsi delle mani al piano stesso – e della sua inclinazione non è di certo indicata per scrivere per diverse ore. Analogamente anche il touchpad può essere causa di un affaticamento più rapido a muscolatura ed articolazioni e conseguente rallentamento dell’attività. Per questo motivo è sempre preferibile – anche se si usa un portatile.! – procurarsi tastiera e mouse esterni ed adatti.

Mouse Ergonomici
Mouse Ergonomici

In commercio vi sono moltissime varietà di mouse, con i tradizionali tasti – e diverse varianti – e anche provvisti di trackball. Indipendentemente dalla conformazione preferita il tratto cruciale che deve possedere il proprio mouse è una dimensione adeguata alla propria mano: i classici minimouse da laptop saranno pure comodi da trasportare, tuttavia costringono le mani adulte a contorsioni tali da non tollerare ore ed ore di lavoro.

Tavoletta Grafica con Pennino e Mouse
Tavoletta Grafica con Pennino e Mouse

Per molto tempo appannaggio dei “grafici” (in genere) – i quali spesso l’hanno promossa a sostituto del mouse – la tavoletta grafica ha ampiamente diversificato i suoi scopi, pure grazie alle applicazioni ad esse dedicate. Da strumento prettamente grafico, appunto, talvolta ingombrante – le dimensioni servivano per aumentare la precisione del tratto –, infatti, si è trasformata anche in una discreta compagna con la quale tracciare annotazioni analogiche a documenti digitali, sfogliare questi ultimi come si trattasse di un tablet od uno schermo touchescreen ed infine apporre digitalmente la propria firma ovunque si desideri. Pur non potendola annoverare fra gli strumenti di utilità (immediata) per chiunque, il suo costo ed il suo ingombro fisico sono tali, ormai, da fare della tavoletta grafica un acquisto che oserei definire “intrigante“..

Monitor

Uno dei dispositivi più importanti in una postazione informatica è il monitor – che ce ne sia uno solo o si tratti di una composizione di più monitor: esso è lo spazio visivo verosimilmente più saliente dell’ufficio e costituisce la vera e propria Scrivania su cui si opera per la maggior parte del tempo.. È per tale ragione che rappresenta anche il capitolo di spesa sul quale non temere di impegnarsi di più, forsanche di più rispetto al costo dell’elaboratore stesso: da una buona scelta non soltanto potrebbe discendere la propria produttività ma anche la salute della propria vista..

Monitor a schermo mobile
Monitor a schermo mobile

Abituati ad anni ed anni ai monitor con formato 4:3 quando si sono diffusi i monitor widescreen (16:9 o 16:10) sono stati accolti come una rivoluzione. In realtà quest’ultimo formato rappresenta un vantaggio solo quando la dimensione (in pollici) non è né troppo piccola – i 15-16″ dei tradizionali schermi 4:3né troppo grande – come i televisori. Il motivo è presto detto: posto che la scansione visiva più comoda dell’ambiente circostante, ivi comprese le sorgenti visive come i monitor, è quella in senso orizzontale – perché è più facile accompagnarla con i movimenti del capo, oltreché coerente con la disposizione orizzontale degli occhi.. – i monitor widescreen troppo piccoli (≤17″) costringono ad un eccessivo uso della scrollbar e comunque sovente non riescono ad ospitare pienamente tutti i controlli presenti nell’interfaccia, mentre quelli troppo grandi (≥26″) potrebbero suggerire l’impiego di una risoluzione tale da costringere la vista ad un eccessivo sforzo (anche a distanza ravvicinata).

Audio/Video

Uno degli aspetti erroneamente più sottovalutati, spesso già negli uffici tradizionali, concerne le periferiche video (i.e. la Webcam) ed audio (diffusori acustici in generale). Specialmente queste ultime, nonostante la più che palese funzione in una prospettiva di isolamento acustico, e pertanto anche attentivo – si pensi, ad esempio, alla riduzione dei disturbi ambientali ottenibile con dei buoni auricolari o, di converso, alla praticità delle mani libere perseguibile con un buon vivavoce.. – sono troppo spesso relegate ad ammennicoli di ridotta importanza per una postazione informatica.

Cuffie multicanale microfonate con equalizzatore: da gioco e da lavoro
Cuffie multicanale microfonate con equalizzatore: da gioco e da lavoro

Musicofilo da decenni, personalmente ho indossato praticamente qualunque foggia di cuffie, ma per quanto riguarda il lavoro – il che, per me, include da un lato la colonna sonora preferita e, dall’altro, il bisogno di potermi impegnare in audio/videoconferenze senza tanti impicci – il massimo della comodità è stato raggiunto quando mi sono affidato definitivamente a quelle da gioco, le quali offrono un isolamento acustico ed un’ergonomia degni delle cuffie professionali, uniti ad una microfonatura di qualità, resistenza e soprattutto facilmente attivabile/disattivabile. Quelle multicanale, oltretutto, normalmente provviste di equalizzatore e switch musica/conversazione (gioco), permettono d’aggiustare un po’ gli eventuali disturbi (i.e. suono metallico) delle sessioni VoIP e dunque di poter conversare chiaramente e senza fastidii per ore ed ore..

Angolature di ripresa delle WebCam
Angolature di ripresa delle WebCam

Relativamente alle Webcam, infine, si tratti di dispositivi integrati – come nei portatili – oppure esterni, aldilà della qualità dell’immagine ripresa, dipendente principalmente dalla lente montata e dall’eventuale funzionalità di focus regolabile o autofocus, l’aspetto cruciale è l’angolatura di ripresa: più ampia è quest’ultima più ambientalenon concentrata soltanto sul volto..! – sarà la ripresa, che risulterà così più naturale e gradevole – e coerente con l’eventuale formato widescreen dei monitor –, senza contare la possibilità di farvi comparire contemporaneamente due o più persone in caso di riunione a distanza.

Stampante

In un ufficio domestico, così come in uno aziendale, la regola d’oro dovrebbe essere: solamente il necessario – ciò che per legge (documentazioni con firme in calce, da poter esibire alla bisogna, etc.) oppure per lavoro (documenti da produrre verso terzi) non può che aver forma cartacea/materiale! – andrebbe rimaterializzato! Le eccezioni sarebbero così marginali e confinate ai casi dell'”usa e getta” – si pensi, ad esempio, alla praticità di stampare una “to-do list” (lista della spesa, elenco di telefonate da fare, etc.) da spuntare velocemente – da meritare al massimo l’impiego della seconda facciata dei fogli riciclati da stampe precedenti.

Detto questo la scelta della stampante diventa una questione squisitamente legata alla propria situazione ed al proprio mestiere, anche perché le città, persino quelle più piccole, pullulano di centri stampa presso cui veder soddisfatte le (rare) esigenze particolari: stampe a colori ad alta definizione, stampe in formato maggiore (o minore) dell’A4, stampe massive, rilegature, etc.. Personalmente, dopo aver buttato via per anni le cartucce ormai asciutte – dallo scarso uso – di molte stampanti inkjet, mi sono affidato ad una multifunzione b/n laser con supporto ETH e Wi-Fi che ha risolto tutti i miei problemi: pure dopo mesi d’inattività il toner continua a funzionare ed ho potuto via via collocarla in qualsiasi punto della casa – anche la scansione impiega il Wi-Fi – non costituisse intralcio o spreco di spazio.