7+1 Motivi semiseri per abbracciare il Telelavoro

Di motivi per sposare la causa del Telelavoro ce ne sono molti e c’è gente che ci ha pure scritto su libri sin dagli anni ’70.. Di titoli che affrontino non soltanto le considerazioni più elevate ma pure quelle più terra terra non ce ne sono (neanche il molto evocativoWork Naked“..), però, e mi sembra più che giusto sanare questa incommensurabile carenza. Pertanto, di seguito, elencherò una serie di motivazioni, anche quelle più triviali, grazie alle quali sarà facile comprendere i benefici, spesso assai individualistici, della svolta telelavorativa.

  1. Lavorando a casa si può davvero “lavorare nudi, come dice il libro, o ci si può coprire a piacimento, anche di plaid. Chiunque abbia assistito all’annuale guerra fra calorosi e freddolosi – che d’estate pretendono che l’aria condizionata non vada sotto i 27°.. – sa quanto cruenta e “di trincea” questa possa diventare.. Io, col troppo sudare, quest’anno sono finito al cardiologico (ipokaliemia). Per altri è bastato rivoluzionare le disposizioni negli uffici..
  2. Lavorando da casa, o da un qualsiasi altro posto su cui si possa avere voce in capitolo, la sussistenza della carta igienica rientra sotto il proprio controllo, così come quella di un bidet se si hanno maggiori esigenze – o più frequenti (è il caso delle donne).. – di igienizzazione. Negli uffici è raro trovare il contenitore per gli assorbenti, figuriamoci un bidet o persino una doccia – che tornerebbe utile pure d’estate per darsi una semplice rinfrescata..
  3. Lavorando in una situazione domestica c’è maggior garanzia di privacy. Ciò si addice alle succitate corporalità ma non solo: l’assunzione di farmaci, il perseguimento di certi regimi terapeutici (i.e. i diabetici che devono mangiare ad ore precise), l’allattamento, la assistenza agli anziani/infermi, etc.. Casi della vita che innanzitutto possono ingenerare un certo imbarazzo qualora esposti alla pubblica visibilità.
  4. Lavorando da casa, o da una qualunque “terra di nessuno” (normativamente parlando), non si incorre nel divieto di fumare o nell’esigenza di transumanze forzate per trovare le “aree di concentramento” dedicate ai fumatori. (NB: fumare in ufficio è sempre stato maleducato e scorretto, ma persino il Buonsenso ce l’ha con chi ha approvato la maledetta Legge Sirchia..)
  5. Lavorando in un luogo proprio si possono superare le generalizzazioni legislative che rendono difficile la vita. Io penso, banalmente, al fatto che mentre nel mio ufficio di casa il piano di lavoro è (stato da me progettato) a 80 e più cm da terra in quello aziendale la bassezza è tanta da provocarmi proprio quei disturbi (incurvamento, sonnolenza, etc.) che le norme ergonomiche che l’hanno fissata – pensando a persone meno alte (cioè nella media..) – volevano evitare. Citare situazioni analoghe, assai più esiziali, sarebbe troppo impegnativo..
  6. Lavorando a casa ci si può permettere di conservare l’abbruttimento, o per lo meno di non insistere troppo sull’abbellimento: il maschio può evitare di radersi e la donna di truccarsi proprio in quel momento, preferendogli uno qualsiasi tra i tanti di calma lungo la giornata, ed entrambi possono sorvolare sulla reperibilità immediata di un’adeguata combinazione di vestiario. Quest’opportunità riveste ulteriore valenza in quei poveri (..) nuclei famigliari che dispongono di un solo bagno..
  7. Lavorando in un luogo alieno all’azienda ci si preserva dall’assistere a “Fantozzismi di ogni sorta, che potrebbero far sorgere qualche turbamento: dal collega propositivo a dismisura ed a sproposito (Filini) a quello adulatore e scansafatiche (Calboni), fino al collega, maschio o femmina (Silvani) che sia, suadente e approfittatore, passando per un universo di meteore forsanche più tragiche. Per non parlare dei vari Cobram che si possono incontrare nella propria vita.. Se, poi, ci si crogiuola nell’essere una matricola “barra bis” forse è meglio mantenere la cosa il più possibile riservata..
  8. Lavorando più flessibili, infine, si scongiura il rischio di scomunica per blasfemia: per quella coda (o la calca sull’autobus) che si forma proprio a quell’ora e proprio in quel punto, per gli autisti ancor più addormentati/lenti (o per il mezzo in ritardo cronico), per il parcheggio che non si trova (o per la probabile conseguente multa), per la macchina del caffé rotta, per l’improvvisa richiesta di straordinari, per il sapere di dove rifare tutta questa tiritera anche al ritorno (e l’indomani ricominciare.. again and again), etc..