Tipi Psicologici e Smart Working

Tipi Telergofobici

Fra il serio ed il faceto una lista di “casi umani” limite per i quali abbracciare nuove forme e strumenti della comunicazione aziendale assume i tratti di un’impresa (impossibile?)

Si aggirano in molte aziende, facendosi forza al motto “si è sempre fatto così“. Possono avere una qualsiasi età ed essere di qualsiasi estrazione sociale, o provenire da qualunque esperienza precedente, anche di istruzione superiore. Nonostante gli strali di un fato avverso costituito da Chat e Social Network aziendali od anche entro gli specifici team, da tele/videoconferenze, da smartphone e da tablet, da connessioni in VPN e da applicazioni per l’accesso remoto ai Desktop di ogni dove (e chi più ne ha più ne metta!) Essi vivono.. e lottano contro di noi nel (vano) tentativo di riportare nei binari dell’abitudinarietà prassi organizzative che mai come in queste ultime due decadi sono state intimamente rielaborate dai progressi tecnologici nella comunicazione aziendale.

I “Luddisti

Resistono – come possono.. – quei personaggi che, non si sa se solo per forma mentis culturale od anche per bisogni affettivi od emotivi, cercano spassionatamente – e talvolta finanche prepotentemente, il che farebbe supporre il tentativo di sublimare qualche personale, autopercepita, carenza – la comunicazione de visu, sia essa a quattr’occhi o nel contesto allargato di un meeting.
Queste persone contano sulla propria presenza per eventualmente correggere con tempestività la rotta di una conversazione, sia che quest’ultima stia dirigendosi contro di loro, sia che la stessa se ne allontani eccessivamente, e sanno bene – o comunque ne hanno un forte sospetto – che la trasposizione scritta del medesimo scambio comunicativo non offrirebbe loro le medesime opportunità d’intervento diretto.
Costoro si sono posti, si pongono e verosimilmente continueranno pervicacemente a porsi come luddisti verso ogni rischio di deriva “virtuale” anche della pur minima parte dei flussi di comunicazione interni all’azienda, magari soltanto perché sono lenti – e qui si apre un mondo, da una non piena alfabetizzazione funzionale fino ai di certo più facilmente risolvibili disturbi visivi – nel leggere e/o nello scrivere..

I “Miopi

Sono quei personaggi che, pur avendo accolto, pure con soddisfazione, buona parte della comunicazione digitalizzata, non riescono ad abbracciarla del tutto, magari soltanto per propri limiti fisici, innanzitutto di tipo visivo, o per un non adeguato training all’uso degli strumenti informatici – loro ma anche solamente delle persone con cui questi devono avere a che fare.
Sono quelli che compulsivamente stampano moltissime email e le impilano sulla propria scrivania come fossero pratiche da evadere – come se la dotazione delle funzioni del client email usato non fosse frutto di un’evoluzione (di almeno due decadi) nello studio della UX (User Experience) che ha tenuto conto pure di un siffatto use case.. –, pronte per essere lette, ri-lette, annotate, evidenziate od, infine, recapitate brevi manu al collega/collaboratore di turno – per poterne discutere assieme, come non bastasse un semplice forward con i commenti e/o le istruzioni del caso..
Queste persone potrebbero sembrare banalmente tradizionaliste, legate a pratiche ormai rese superate dagli strumenti disponibili. Ci si accorge che non è così perché la loro prassi muta considerevolmente, aggiornandosi quasi in automatico, quando provvisti di un computer più potente e magari di un monitor più grande, doppietta che permette loro, finalmente, di vedere i testi più grandi – superando così deficit visivi che possono colpire a qualsiasi età – e di tener aperta sullo stesso Desktop più di un’applicazione alla volta.
Aggiungendo al quadretto la opportunità che tutti gli attori, già quantomeno edotti all’uso di hardware e software in dotazione, sapessero farne anche un uso professionale si faciliterebbe grandemente il lavoro anche dei Miopi.

Gli “Indolenti

Si parla tanto dell’importanza della Formazione Continua, sia essa formale (nel classico setting di un’aula, con docente dietro una cattedra) oppure informale (qualsiasi altra situazione, e.g. la condivisione delle competenze fra colleghi), specie nell’implementazione di strumenti e metodi innovativi all’interno delle organizzazioni, assumendoingenuamente aggiungerei, nonostante la mia nota deviazione professionale a favore del buonismo – che tutti gli individui siano naturalmente propensi ad evolvere (permanentemente).
Accanto a soggetti permeabili, intenzionalmente o solo per propria predisposizione (naturale), coesistono, invece, soggetti che non riescono a scorgere nella progressione delle proprie competenze e conoscenze – e del resto Maslow ce l’aveva spiegato più di mezzo secolo fa.. – un’occasione di autoestrinsecazione e che dalla stessa rilevano soltanto la componente dello sforzo, ritenuto come minimo inopportuno, se non proprio aprioristicamente eccessivo. Il caso più squallido, anche per la crescente riscontrabilità, è quello dei soggetti che pensano d’aver già dato abbastanza, in termini di studio, e che pertanto, sentendosi già arrivati (probabilmente), ritengono superfluo qualunque intervento formativo, specie se alieno al proprio curriculum studiorum – neanche se l’inserimento di qualcosa di nuovo nella loro testolina potesse nuocere a quanto già vi è archiviato, impolverato magari da anni.. Il tragico è che questo atteggiamento trascende il grado individuale di scolarizzazione, ossia ne possono essere affetti tanto i diplomati quanto i bi-laureati – con conseguente menzione di disonore per questi ultimi e per gli atenei che (non) li hanno formati..
Questi si adeguano, magari a buona parte degli strumenti di comunicazione loro offerti, ma lo fanno con una tale indolenza da rendere ogni passo avanti un sensibile onere per superiori e colleghi, in termini di tempo ed impegno necessari per farglielo compiere. Li si riconosce perché usano persino uno strumento oramai assodato come la e-mail inanellando tali e tante defaillance da non poterle ritenere quantomeno sospette: subject criptici (e novati a caso) oppure assenti, oscura composizione del recipent (destinatari), contenuti dalla grammatica e/o sintassi zoppicanti – per non parlare della punteggiatura o dell’uso della barra spaziatrice –, omissione della formula di apertura – che ben si coniuga col recipient di cui sopra..! – e/o di quella di chiusura (comprensiva di firma), eccetera, eccetera, eccetera..
Ebbene, il sospetto è fondato: lo fanno per punire gli altri della costrizione subita nonché per dissuadere questi ultimi dallo scocciarli ulteriormente..

Gli “Ignavi

Si potrebbe pensare che il “tipo psicologico” peggiore parlando di propensione alla virtualizzazione della comunicazione aziendale sia il precedente, degli “Indolenti“. La bestia nera, invece, è rappresentata da quest’ultimo tipo, che privatamente magari è capace di gestire una community online mentre smercia di tutto e di più su eBay, mentre ancora distribuisce compiti ai suoi commilitoni in un videogioco massivo, salvo, poi, dimostrarsi estremamente titubante nell’agire con coerenza anche nell’ambito lavorativo.
Gli Ignavi, in quanto indecisi, pur di non riusare professionalmente il proprio alterego privato – non si sa ancora per quale ragione di preciso ma dovrebbe verosimilmente risiedere in una questione (irrisolta) di scissione dei ruoli –, sono capaci di fare propri gli atteggiamenti e comportamenti di Luddisti, Miopi ed Indolenti, separatamente od anche in più diaboliche commistioni..
Si tratta di persone propense all’innovazione (non indolenti), evidentemente smart (non miopi) e sicure di sé (non luddiste). Il problema emerge solo quando, accortisi che colleghi e/o superiori stanno imboccando una strada per la quale sarebbe preferibile il loro alterego, repentinamente smorzano il loro entusiasmo e quello altrui, magari negandosi a qualsiasi forma di comunicazione digitale per giorni e giorni, alla quale offrono come alternativa una (financo eccessiva) presenza fisica.
È proprio questo paradosso – non avendo, almeno in teoria, alcun difetto – che li rende tanto pericolosi per la diffusione dello Smart Working: potrebbero apparire testimonial contrari affidabili laddove, invece, dovrebbero essere considerati il peggiore caso di Telergofobia, quella basata esclusivamente su fattori personali (estranei al lavoro)..