Politica – (ultima revisione: 31/03/2014)

Sul Telelavoro mancano le leggi..

..oppure, laddove vi siano, come già troppo spesso capita, queste vengono depotenziate, disapplicate o – peggio ancora – applicate “all’italiana”

Sono tutt’altro che femminista ma è questo il giudizio di fondo che si ricava nel leggere un articolo come questo apparso ieri su Repubblica e dedicato alle donne che, dopo la maternità, in un modo o nell’altro, vengono “incentivate” – diciamo così.. – alla dimissione: «È come se per le aziende ci fosse un’equivalenza tra presenza del personale e produttività. Con il risultato che soluzioni moderne come flessibilità degli orari, part time (*) e telelavoro scompaiono: siamo tornati indietro di dieci anni».

A supportare fenomeni come la discriminazione verso le proto- e le neo-mamme, oltre al noto substrato d’inciviltà che caratterizza (ormai) il nostro paese, c’è la latitanza di una chiara normativa che io definirei di “repressione prodromica” delle condizioni (valide per tutti) la cui sussistenza giustifica – se non facilita – così spiacevoli situazioni.

È come se il diritto/obbligo all’istruzione venisse acclarato tramite presentazione della pagella dei figli a fine anno e non (anche) con la minaccia dell’intervento delle forze dell’ordine già al suo inizio nell’eventualità di prolungata ed ingiustificata assenza. Non è licenza – o libertà, termine più pregnante – dei genitori mandare i figli a scuola per garantire a loro l’istruzione (e allo Stato un altro cittadino probabilmente istruito) bensì un obbligo. Evidentemente il Legislatore di un tempo era assai meno smidollato di quello attuale, o quantomeno lo era anche con le persone giuridiche e non solo con le persone fisiche..

A sentir parlare di Telelavoro i politici, poi, così come di (troppe) altre questioni marginali (..), spesso gela il sangue: l’ignoranza che traspare, unita alla volontà di esibire, al contrario, almeno una parvenza di fondatezza delle proprie opinioni, sono seconde soltanto alla palpabile condiscendenza verso il target di votanti tipica di un paese, l’Italia, impegnato in una costante campagna elettorale da un ventennio e più..

Ed è proprio il Telelavoro un caso emblematico di tale fenomeno: esso viene sventolato – con la convinzione che potevamo avere, all’epoca, noi rappresentanti degli studenti di veder installato un distributore di preservativi nelle nostre scuole superiori, tanto per intendersi! – in faccia a papà in pectore e (soprattutto) mamme in pectore come fosse l’uovo di colombo contro il rischio, da un lato, di non godersi appieno la genitorialità e, dall’altro, di perdere chances sul lavoro o tout court il lavoro; al momento del dunque, però, questi lodevoli principii cedono il passo ad altre (altrui) considerazioni e soprattutto ad altre prospettive.. E si finisce un po’ come all’epoca con il distributore di preservativi: le gravidanze indesiderate, le malattie a trasmissione sessuale – fra le quali l’AIDS – potevano pure meritare campagne statali di sensibilizzazione – lautamente finanziate! – ma concretamente l’ultima parola, quasi sempre contraria, restava al vescovado di zona e/od all’associazione di genitori..

Ecco.. Oggi si potrebbe richiamare Lupo Alberto a testimonial, stavolta a favore del Telelavoro. Probabilmente sarebbe più serio e sostanziale di quanto fatto fino ad ora: una pochezza che non ha neppure incontrato grosse resistenze da parte dei “vescovadi” e delle associazioni datoriali, i quali, anzi, sembrerebbero anch’essi in attesa di più concreti passi avanti sulla questione; mancare pure i desiderata di una parte a favore della quale la Politica degli ultimi vent’anni, in termini di Diritto del Lavoro in genere, si è abbondantemente prostrata poteva sembrare arduo, eppure ci siamo riusciti..

Per questo motivo, ed anche per dimostrare come un completo ribaltamento delle prospettive sul Telelavoro potrebbe giovare a tutte le parti sociali, ho deciso di varare su questo blog una serie di proposte giuslavoristiche sul tema. Alla peggio si limiterà ad essere un esercizio intellettuale utile ad approfondire l’argomento anche da questo punto di vista..

La lista di principî su cui si fonderanno le proposte che nei prossimi mesi tratterò è tanto scarna quanto irriducibile:

  • Il Telelavoro in sé non è “lavoratore-centrico” né “datore-centrico” bensì “lavoro-centrico“, ossia una questione di come può essere eseguita una singola prestazione o mansione e/o di come organizzare il lavoro in modo strutturato;
  • Il conseguimento di benefici per i lavoratori, le imprese e la Collettività attraverso il Telelavoro va contemplato dal generale allo specifico, giammai in senso opposto; analogamente dev’essere considerata l’analisi dei requisiti.