Diffusione del Telelavoro – (ultima revisione: 28/01/2014)

Telelavoratori del 2000

Ben poche sorprese ed, anzi, interessanti conferme sull’evoluzione del Telelavoro giungono dall’elaborazione del sondaggio sulle Working Conditions di Eurofound

La Third European Survey on Working Conditions 2000, pubblicata qualche settimana fa, offre un interessante spaccato, benché un po’ troppo out of date, sulla situazione dei telelavoratori europei all’inizio del nuovo millennio. Gran parte delle informazioni che vi si evincono non costituiscono, in realtà, una grossa novità; a destare, invece, un certo compiacimento è la sussistenza, finalmente, di riscontri oggettivi.

Per quanto riguarda il tipo di rapporto di lavoro, innanzitutto, quasi la metà dei telelavoratori è in collaborazione esterna (self-employed), il 10% ha un contratto a termine mentre l’11% contratti definiti atipici. Pur escludendo i primi ciò riafferma una bassa diffusione del Telelavoro formale a favore di quello informale e nella fattispecie l’uso, magari per gestire aumenti temporanei del carico di lavoro, di risorse aggiuntive a buon mercato (soprattutto per quanto riguarda i costi logistici e di ricettività).

Percentuale Lavoro da casa (per stato)

Gli stati del Nord-Europa si confermano quelli in cui è più diffuso il Telelavoro, sia quello solo a tempo parziale (verosimilmente informale, probabilmente occasionale) che quello a tempo pieno. Il rapporto fra queste due condizioni, cioè fra coloro che telelavorano almeno 1/4 del proprio orario di lavoro e coloro che telelavorano sempre, descrive, non solo in tale rilevazione, una forbice molto ampia, corroborando l’idea di una prevalente diffusione di situazioni “criptotelelavorative rispetto a quelle ufficializzate e di conseguenza normate.

% Lavoro da casa (per occupazione)

Il delta fra telelavoratori occasionali ed abituali è confermato anche nella prospettiva relativa alla percentuale di telelavoratori in base alla loro occupazione, dalla quale emerge un’ancor più importante conferma relativa alla telelavorabilità: non soltanto, com’era più che prevedibile, sono le mansioni più di concetto a essere più facilmente telelavorate, ma quest’opportunità dipende anche dall’autonomia decisionale (e la possibilità di condizionare le scelte organizzative) derivante dalle mansioni. I professionisti ed i manager – questi ultimi, in effetti, potrebbero essere persino costretti a telelavorare dalla contingenza (i.e. la delocalizzazione, la gestione di diverse sedi aziendali, etc..) – hanno senza dubbio maggior margine di manovra, rispetto ai tecnici ed agli impiegati generici, nella organizzazione delle loro attività.

Lavoratori che interagiscono con persone NON nello stesso posto di lavoro (per occupazione)

Manager e professionisti condividono altresì una maggiore dispozione all’interazione con persone non dello stesso posto di lavoro, la quale, nonostante si mostri in calo generale rispetto alla rilevazione precedente (69% nel 1995), resta tuttavia elevata (64%). Anche gli impiegati ed i tecnici sono coinvolti nel fenomeno, che plausibilmente rende ineluttabile il ricorso, ancora una volta occulto – la norma nell’Office-to-Office –, ad una telecollaborazione più o meno continuativa.

% Lavoratori che interagiscono con persone NON nello stesso posto di lavoro (per settore)

Esaminando il medesimo fenomeno in considerazione del settore di attività, infine, si osserva la conferma che ve ne siano alcuni in cui l’interazione con risorse esterne sia più spiccata. Se ciò è più che prevedibile nei settori tradizionalmente “orientati al pubblico” (anche i clienti), desta attenzione che queste percentuali siano così elevate da non potere essere giustificate dalla sola componente front-office (quello, appunto, rivolto all’esterno): evidentemente deve esservi una grande attività fra i backoffice di aziende diverse o fra uffici distaccati delle stesse aziende. Pure qui si ricade, pertanto – e probabilmente senza neppure scomodare la “Curva di Allen” –, in un immenso volume di “cripto- telelavoro“.