Fondamenti di Telelavoro – (ultima revisione: 04/02/2014)

La Curva di Allen

Il Telelavoro non impedisce la comunicazione faccia a faccia fra colleghi; questa decade rapidamente già nello stesso ufficio e viene surrogata dalla tecnologia

La Curva di Allen è, probabilmente, il fondamento scientifico primario su cui dovrebbe basarsi qualsiasi speculazione sulla praticabilità del Telelavoro. Essa osserva, infatti, la relazione esistente fra la distanza fisica fra colleghi – nel caso di T.J. Allen (del MIT) degli ingegneri – e la probabilità di comunicazione tecnica (relativa al lavoro), indicando inequivocabilmente che quest’ultima decade vistosissimamente già a pochissima distanza (entro gli 8 metri!), per poi assestarsi sotto il 5%.

Cosa significa questa rilevazione, in pratica? Molto banalmente che in qualsiasi organizzazione logisticamente molto estesa – pensiamo alle grandi corporation americane (od europee) e non alla nanoimpresa tipica italiana – già lo stare a due porte di distanza significa comunicare raramente, e di conseguenza che, in queste (comunissime) condizioni, al tanto decantato contatto de visu subentra comunque la comunicazione mediata dalla tecnologia – esattamente come in una qualsiasi situazione telecollaborativa! –, tant’ è che emerge la necessità approntare gli strumenti (e le best practices..) di comunicazione adatti a garantire ugualmente l’efficienza organizzativa.

Rispetto al 1977 – anno di pubblicazione dell’opera in cui è riportata tale osservazione – ne è, ovviamente, passata di acqua sotto i ponti, soprattutto considerando le tecnologie ed i costumi della comunicazione. Tanto che forse meriterebbe ripetere tale ricerca, della quale, comunque, emerge sempre di più un’altra interpretazione, più consona all’attualità: tenendo conto che la probabilità di comunicazione de visu continua ad essere correlata alla maggior prossimità, a garantire l’efficienza organizzativa sarebbero proprio le tecnologie che supportano la comunicazione (tecnica).

In quest’ottica gran parte dei lavoratori che usano comunemente tali strumenti di fatto stanno già telecollaborando, magari a soli 40m di distanza fra loro. Distanza che conseguentemente ha perso quasi ogni significato funzionale, perché, a 40m come a 40Km, comporta in ogni caso l’uso di una qualche tecnologia.

La rivisitazione periodica della Curva, alla luce dei progressi tecnologici, demolisce sempre più l’ipotesi che alla base della diffusione o non diffusione del Telelavoro insistano variabili di natura strumentale. Va ricercata altrove la causa..

Basti pensare – non appena avrò elaborato graficamente i dati pubblicherò qualcosa – che la diffusione delle varianti di Telelavoro è correlata, almeno in Europa, con la dimensione media delle aziende: tanto più sono grandi, e pertanto estese e/o logisticamente complesse, tanto maggiori sono le opzioni telelavorative e la propensione stessa al Telelavoro.