Piccoli Telelavoratori Crescono – (ultima revisione: 23/01/2014)

I rischi connessi ad un "ping affettivo" morboso

Un sondaggio sul ruolo – un po’ troppo – affettivo della messaggistica su cellulare getta molteplici ombre sull’organizzazione del Telelavoro nelle generazioni future

Dai rilievi di un recente sondaggio britannico, segnalato anche dalla BBC e volto a profilare il consumo di telefonia mobile da parte dei giovani e dei loro genitori, emergono almeno due fenomeni: che i ragazzi fra gli 11 e i 17 anni usano il cellulare prevalentemete per gli SMS (i messaggini) piuttosto che per le telefonate e che molti di loro, se il telefono non squilla neppure una volta durante la giornata, si sentono soli, non voluti, «fuori dal gregge». Una sensazione alla quale sono soggetti anche i genitori: l’11% ha ammesso sentimenti analoghi (26% dei ragazzi, fra i quali soprattutto le ragazze).

In realtà si tratta di fenomeni empiricamente abbastanza noti: i messaggi – che, nonostante la natura originariamente asincrona del medium, sono impiegati in modalità “pseudo-sincrona” – banalmente costano meno ed il loro costo è unitario (quindi prevedibile). D’altro canto l’uso così personale del cellulare, unito a reclame che spingono proprio su questo fronte, espone anche al rischio di una sorta di “sindrome dell’abbandono” in caso non si sia sempre «in touch» (in contatto) coi membri del proprio ambiente. Meno previsto è che vi sia un differenziale di ben 15 punti fra adolescenti ed adulti.

Allo scopo di capire meglio tale fenomeno riguardante l’esigenza di “micro-contatti” frequenti al giorno può essere interessante pensare all’analogia col Ping delle reti informatiche. Un “ping” è una richiesta che una macchina fa ad un’altra macchina che, se è in linea ed è operativa, può rispondere con un “pong” (ping-pong), il cui scopo è quello di affermare circa «sono in vita e disponibile a interagire con te». Il ping è molto importante nei sistemi poiché è lo strumento più rapido e leggero per testare che tutti i loro nodi (di ciascun sistema) siano pronti a lavorare assieme.

In modo del tutto analogo i messaggini fungono non solo da canale per le comunicazioni esplicite, magari pure pragmaticheA che ora ci vediamo stasera?» e «Alle otto davanti al cinema»), ma pure per quelle che restano impliciteBuon risveglio!» può sottintendere che il suo mittente ha pensato a noi prima d’addormentarsi) aldilà del loro contenuto manifesto.

Nel caso dei giovanissimi – ma non solo..! – si potrebbe giungere alla conclusione che i messaggi SMS, o parte di essi, fungano pure da sorta di Ping Affettivo. Attraverso i messaggi, inviati e ricevuti, si testa il corretto funzionamento del network amicale, sociale (ad es. della classe/scuola frequentata), familiare od infine di quello duale (per esempio la coppia). Di contro, non essere inclusi nell’insieme dei “nodi” che vengono testati può far insorgere il dubbio di non far parte nemmeno del “sistema“, di esserne esclusi o dimenticati in quanto, forse, inutili o, peggio, insignificanti per esso.

Non ho avuto modo di considerare direttamente i dati del sondaggio ma è lecito supporre che che quel 26% sia un dato medio riferito alla fascia dei 11-17 anni e che, nella migliore delle ipotesi di sviluppo, ossia ponendo come situazione ultima l’11% degli adulti, ci si possa attendere un graduale passaggio da un ipotetico 41% degli 11enni a un 11% dei 17enni. Una tale ipotesi, tuttavia, sarebbe empiricamente da scartare: considerando, infatti, questo “bisogno di contatto” come un fenomeno legato alla crescita, e quindi con essa scemante, resta sempre il fatto che la maturazione raggiunta verso i 17 anni non è sicuramente quella di un attuale quaranta-cinquantenne. Ciò suggerisce che dovremmo considerare una fluttuazione ben più stretta attorno a quel 26%. Ma il problema non è questo.

Il problema consiste nel tentare di prevedere quale sarà l’ultimo stadio di coloro che oggi sono ragazzi: l’11% fra loro risponderà di provare sentimenti di abbandono – come gli adulti d’oggi – o vi sarà una percentuale differente? Non si tratta (solo) di una questione da Marketing – scoprire i trend del futuro per impostare scelte di prodotto e/o di comunicazione – ma di rilevare se un fenomeno come questo stia in qualche modo evolvendosi endemicamente e, se proprio non patologico, possa rivelarsi almeno critico in certe condizioni, e.g la comunicazione interna aziendale, soprattutto nel Telelavoro.

Se, per esempio, si scoprisse – e ciò potrebbe facilmente capitare – che questa domanda di Ping Affettivo resta piuttosto stabile anche dopo la coda dell’adolescenza (ben oltre i vent’anni) sarebbe plausibile pensare che le venture generazioni di lavoratori, rispetto a quella attuale, richiederanno una più elevata attenzione alla continuità della comunicazione fra le persone, anche al di fuori di una situazione come il Telelavoro. In quest’ultimo caso, in cui già ora la necessità di continui scambi per supportare l’identificazione con il gruppo e la relazione fra i suoi membri è ben più elevata che nella situazione lavorativa tradizionale, si potrebbe prevedere un acuirsi di tale richiesta.

In realtà il grosso delle criticità avverrebbe non tanto fra i membri di un team virtuale quanto fra questi ed il loro manager. Un manager che percepisse, magari a torto, un calo delle comunicazioni da parte dei suoi collaboratori come un modo per essere escluso dal lavoro potrebbe anche reagire rinforzando la componente di controllo della sua mansione, vanificando, così, una parte consistente della sua funzione, cioè quella di organizzare (non di monitorare). Dopo aver insegnato ai manager di oggi che si può telelavorare senza problemi, purché sia abbandonata la logica del “monitoraggio” per aderire a quella della verifica dei risultati, si rischierebbe di affrontare una nuova generazione, non spaventata dal cambiamento di mentalità organizzativa ma dalla più ancestrale paura di essere abbandonati. Sarebbe un grosso passo all’indietro.

Non solo. Se la generazione dei quaranta-cinquantenni di oggi si mostra come “affetta” da tale necessità solo per un suo 11% e quella degli adolescenti per un 26%, ben poco si dice della fascia intermedia, cioè quelli che oggi hanno tra i 25 ed i 35 anni. Meno che meno si può determinare se il trend del fenomeno sia in crescita nei giovani, ovvero se ci si possa aspettare che in un prossimo futuro sondaggi simili attestino percentuali via via più alte. Se ciò accadesse, infatti, bisognerebbe assolutamente considerare di sviluppare adeguate contromisure: pur non potendo considerare una “richiesta affettiva” negativamente non si può nemmeno trascurare di pensare che se avvenisse un coinvolgimento elevato della comunicazione questa potrebbe persino provocare una saturazione del tempo a disposizione di ciascuno, a discapito del lavoro da fare.

Per un’organizzazione, ad esempio, questo significherebbe che qualsiasi situazione – diciamo – difficile (una ristrutturazione, ma anche la banale alternanza di alti e bassi nel clima aziendale o nei rapporti interpersonali – la norma in un qualunque gruppo – possa provocare uno smodato ricorso a ping affettivi, e quindi ad una saturazione degli strumenti di comunicazione e degli orari di lavoro, al solo scopo di verificare la persistenza delle relazioni sociali tra i lavoratori o la loro bontà. Se tale mutazione culturale dovesse essere confermata per le aziende che fondano, in toto od in parte, la propria operatività sul Telelavoro sarebbe davvero il momento, già ora, di correre rapidamente ai ripari.