Storia del Telelavoro – (ultima revisione: 29/03/2014)

Telelavoro: gli Anni ’70

Nella storiografia del settore pare che il primo caso di attività descrivibile come Telelavoro sia stato, nel 1877, quello di un presidente di una banca di Boston..

Costui, per poter proseguire nei propri affari anche da casa, provvide a farvi installare una linea telefonica diretta con il proprio ufficio.

Un esempio di certo più recente è del 1963: uno sviluppatore in forza al progetto ArpaNet (antesignano di Internet), sul procinto di rassegnare le proprie dimissioni per poter vegliare sulla difficile gravidanza della moglie, grazie all’installazione di una linea telefonica aggiuntiva e di una macchina teletype ad essa collegata, potè concludere senza intoppi le attività  progettuali affidategli.

Ciononostante si può parlare di “Telelavoro” solo a partire dal 1973.  È proprio in quell’anno, infatti, che Jack Nilles, ex-consulente missilistico per la Nasa e direttore della ricerca presso la University of Southern California, nell’ambito di un progetto interdisciplinare finanziato dalla National Science Foundation, coniò i termini “Teleworking” (trad. “Telelavoro“) e “Telecommuting” (trad. “Telependolarismo“) (Wendell, 2000).

Benché l’esternalizzazione di parti dei processi produttivi fuori dalla sede aziendale non sia affatto una novità  — si pensi ai telai meccanici della Prima Rivoluzione Industriale, distribuiti sul territorio presso le case degli operai —, il telelavoro moderno venne alla luce, quindi, solo negli anni ’70, come una tra le potenziali risposte all’allarmante crisi petrolifera: l’impiego delle tecnologie informatiche e telematiche, allora agli albori della loro diffusione, si pensava avrebbe potuto concorrere alla diminuzione del Costo Sociale dei trasporti, con il decentramento di parte dell’attività  lavorativa presso le residenze degli impiegati o nelle immediate vicinanze. Di conseguenza l’abbassamento del fabbisogno di carburanti per il trasporto avrebbe contribuito al contenimento dell’inquinamento, ossia del Costo Ambientale, in coerenza con la nascente coscienza ecologista e con i concetti dello Sviluppo Sostenibile.

I primi programmi concreti di Telelavoro vennero portati avanti, sempre negli USA, dai colossi delle telecomunicazioni — AT&T in testa, che continua ad esserne un pioniere — che, oltre a possedere le infrastrutture tecnologiche necessarie, potevano vantare un gran numero di posizioni già  telelavorabili. Fu così che in AT&T — che già  negli anni ’60 aveva realizzato i primi prototipi di videotelefono fisso.. — alcuni gruppi di lavoratrici furono abilitate a svolgere le proprie attività  direttamente da casa loro. La scelta cadde non a caso sul personale femminile: le donne erano impiegate in mansioni indubitabilmente più telelavorabili — centralino, segreteria, back-office, etc.. — rispetto a quelle, più manuali — installatore, manutentore, etc.. — e, quindi, col requisito reale di presenza in loco, degli uomini. Non solo, era opinione che le donne cui fosse stato concesso di lavorare da casa avrebbero avuto l’opportunità — va ricordato che siamo ancora negli anni ’70.. — di garantirsi un ulteriore reddito familiare, o di valorizzare personali desideri di carriera, senza rinunciare alla cura degli obblighi domestici.

Il periodo degli anni ’70, iniziato con le ricerche di Nilles, si chiuse con un articolo di Frank Schiff, Vice-Presidente e Chief Economist del Committee for Economic Development (Wikipedia), pubblicato nel 1979 sul Washington Post e dal titolo “Working at home can save gasoline“. In quest’articolo Schiff, considerato da tutti il secondo caposcuola, dopo Nilles, per il Telelavoro, coniò — sulla scorta dell’allora programma federale per la flessibilità  degli orari, il “Flexitime” — il termine “Flexiplace“, con cui intendeva descrivere una situazione di lavoro in cui non vi fossero precisi ed immutabili confini logistici (Schiff, 1993).

Ancora nel 1979 l’americana AT&T e la giapponese NTT (Wikipedia) previdero — col senno di poi magari con troppo ottimismo.. — che nei vent’anni successivi, nei rispettivi paesi, la parte di telelavoratori nella forza lavoro dei rispettivi paesi avrebbe raggiunto i due terzi. British Telecom (Wikipedia), due anni dopo, stimò che il Telelavoro potesse essere già applicabile a tredici milioni tra i lavoratori inglesi.