Storia del Telelavoro – (ultima revisione: 29/03/2014)

Telelavoro: gli Anni ’80

L’impatto dell’Home Computing e la diffusione della sperimentazione empirica “bottom up” del Telelavoro

Gli anni ’80 rappresentarono una brusca battuta di arresto: il Telelavoro, del quale ormai erano attivi programmi in varie organizzazioni, non solo negli Stati Uniti ma anche nel resto del mondo (Giappone, Canada, Nord Europa), venne, in sostanza, relegato alla mera sperimentazione.

Probabilmente quest’inversione di tendenza va attribuita al mutato clima, a livello socio-economico-politico, ed al rientro della crisi petrolifera degli anni ’70. Fatto sta che, almeno nei programmi governativi importanti, il Telelavoro perse quell’appeal che aveva avuto fino ad allora. Di contro, esso divenne un terreno fertile di ricerca multidisciplinare, dalle scienze organizzative a quelle sociali, dai trasporti alle telecomunicazioni, dall’urbanistica all’ecologia. Oltre a ciò, l’aumentata disponibilità di tecnologia accessibile, per costo e facilità di utilizzazione – a partire dalla prima metà degli anni ’80 si diffusero i personal computer ed i primi collegamenti telematici domestici (dalla primordiale Internet americana al Minitel francese) –, permise anche all’utenza privata di approcciare a questa nuova modalità di lavoro.

Gli anni ’80 furono, pertanto, una palestra del Telelavoro vista dal basso: non più (solo) programmi governativi dalla dimensione e complessità enormi, ma anche e soprattutto mini-progetti, condotti in ambiti amministrativi ridotti o direttamente dalle singole persone, autonomamente o in network lavorativi.

Proprio questo fenomeno, ossia del Telelavoro organizzato ed erogato in forma bottom-up – dall’impiegato al committente – anziché top-down, è da considerarsi estremamente interessante, da molti punti di vista:

  • La nascita dei Telelavoratori self-employed (spesso “auto-imprenditori”) contribuì, come fattore determinante, allo sviluppo, anche futuro, di tale modalità di lavoro, perché ne palesò l’economica accessibilità.
  • Il Self-Employment telelavorativo, sia singolo che in network, palesò la praticabilità di una forma di organizzazione molto più flessibile di quella tradizionale, spesso definita anche “monolitica” (dai processi e funzioni aziendali fissi), e si accordava con l’oramai matura logica “per progetti“, dove ogni progetto poteva richiedere un asset di risorse (anche umane) differenti, eventualmente dislocate a grandi distanze l’une dalle altre, o persino non già presenti nell’azienda promotrice.
  • Il Self-Employment telelavorativo, inoltre, promosse presso la pubblica opinione l’immagine del Telelavoro come nuova forma sociale di lavoro, che poteva provenire dal basso e che quindi poteva meglio soddisfare le esigenze – e spesso anche le ambizioni – dei singoli individui.

In relazione proprio a questo ultimo aspetto andrebbe evidenziato, per la sua grande importanza, il contributo di molte autrici/ricercatrici – Sheila Allen, Ursula Huws, Elsbeth Monod, Margrethe Olson, Reagan Ramsover e altre – che esplorarono la prospettiva femminile dell’opportunità, in termini di “Work/Life Balance” ed auto-realizzazione, rappresentata dal Telelavoro.

Mini-Cottage ad uso ufficio

Gli anni ’80, inoltre, vedono l’ingresso in forze dell’Europa nella ricerca e promozione del Telelavoro. Proprio nel 1980, ad esempio, la Francia lanciò il suo primo progetto di Telecottage (un ufficio provvisto di tutti gli strumenti per il Telelavoro), mentre nel 1984 fu il turno della Norvegia, per un’iniziativa analoga. Furono, comunque, soprattutto i paesi del nord-Europa, penisola scandinava in prima fila, a dimostrare una maggiore sollecitazione. A monte di questa sollecitazione vi furono due fattori, uno tecnologico ed uno ambientale. La maggior parte del business tecnologico – dall’Informatica alle Telecomunicazioni – europeo era, infatti, costituita da aziende con sede nei paesi settentrionali (Siemens, Nokia, Ericsson, la divisione europea IBM, etc..). In quelli scandinavi (Nokia, Ericsson), inoltre, gravava la pressione per la messa a punto di strumenti che alleviassero le problematiche, logistiche e di comunicazione, e quindi anche sociali, connesse al clima avverso per gran parte dell’anno, ed ad una bassa densità della popolazione sul territorio.

Ufficio Domestico

In conclusione, gli anni ’80 furono l’occasione non tanto per approfondire il Telelavoro nel suo complesso, come nuova modalità di lavoro applicabile in diversi ambiti, ma per esplorare nella pratica una delle sue forme più famose (in quanto più salienti a livello individuale), quella domestica, chiamata anche “Home Based Telework” o pià semplicemente telelavorativo.