Flessibilita’

Originariamente la “flessibilità lavorativa” consisterebbe nella disponibilità dell’organizzazione a superare i tradizionalmente rigidi costumi relativi all’orario di lavoro, evolutisi e cristallizzatisi in epoca industriale e post-industriale per immaginabili esigenze produttive (si pensi alla sirena del cambio turno in un impianto industriale) e che sono stati fatti propri dalla collettività, condizionando quindi anche le scelte normative. In tal senso una (politica di) maggiore adattabilità dell’orario di lavoro giornaliero o del monte ore lavorato in un dato periodo viene detta “flextime“. Esistono anche altri significati di flessibilità applicabili in ambito lavorativo (e.g. la flessibilità/versatilità professionale, quella organizzativa e – diremmo – quella a livello logistico, detta “flexplace“). Sussiste anche la c.d. “flessibilità del rapporto di lavoro” (“Contingent Work“) che, se non adeguatamente controbilanciata da meccanisimi di welfare, riuniti nell’ampio concetto di “Flexsecurity“, porta di norma al Precariato lavorativo e sociale e quindi ad un diffuso abbassamento della qualità della vita.